Ecco, sto scrivendo. Ma preferirei senz’altro far parlare le immagini piuttosto che scrivere testi di presentazione. C’è sempre il rischio di risultare altisonante nel raccontare la propria vita e commentare le opere che si hanno realizzato.

Ho pensato questo sito soprattutto per presentare i miei lavori più recenti, come un biglietto da visita capace di illustrare a chi non mi conosce cosa succede quando tengo un apparecchio fotografico in mano. Qualcuno mi ha tuttavia suggerito di scrivere anche una breve biografia, uno di quei testi noiosi pieni di nomi e date, ma me ne guardo bene. Mi sentirei più vecchio di quello che sono e quindi non lo faccio.

Per chi ha voglia di leggere ho deciso di scrivere altro: una riflessione sul mio rapporto con la fotografia. Consideratela una stretta di mano prima che vi consegni il biglietto da visita. Benvenuti nel mio sito!

Ho trascorso la maggior parte della mia vita a osservare e affinare lo sguardo.
Non sono mai riuscito a guardare distrattamente: ho sempre individuato e immortalato le situazioni interessanti che si svolgevano intorno a me e mi è sempre piaciuta l’idea di subliminare un pensiero in un’immagine. È un processo tecnico e creativo che dà la più grande delle soddisfazioni. Quando riconosco una mia fotografia e dico spontaneamente «questa l’ho fatta io» mi vien da sorridere, non importa se mi trovo in famiglia o tra colleghi in viaggio di lavoro. Credo che mi sento un po’ bambino, ragazzo, adulto e fotografo professionista al contempo. Ma è evidente: ogni immagine è ereditiera dell’esperienza di una vita. Osservare e vedere sono una modalità di ricerca, scattare fotografie è una modalità per capire la vita. E questa è la mia.

Sono stato fortunato. Sono riuscito a trasformare ben presto la mia passione nel mio mestiere. Da giovane sono stato guidato da diversi mentori, professionisti del ramo che ora sono miei amici e colleghi. Mi hanno incoraggiato a continuare la ricerca. Quello che cerco, quello che ho sempre cercato di fare è vedere ciò che altri soltanto guardavano. È esattamente ciò che faccio quando mi siedo a discutere un progetto con qualcuno. Ascolto in quale contesto l’immagine deve assumere senso e come deve dialogare con le persone che la guarderanno. Preparo nei dettagli la realizzazione di una singola immagine così come discuto con pari attenzione quello che mi piace chiamare un «progetto di immagini»: una serie di immagini abbinate a una grafica dedicata. Anche questo è un aspetto da non trascurare: è importante che la grafica valorizzi l’immagine senza soffocarla. Un po’ come chiedere al sarto di tagliare un abito su misura per la propria modella.

Ancora oggi continuo con convinzione la mia ricerca. Non smetto di aggiornarmi sulla tecnica, di capire le tendenze stilistiche e, quando necessario, di andare controcorrente. Qua e là, nel corso della mia carriera ho anche ricevuto alcuni riconoscimenti, come il Nikon photo contest e il Warner Bros imaging award. Fanno piacere; la fotografia è un mondo vivace e densamente popolato. Spesso la mediocrità dei lavori rischia di essere confusa con l’eccellenza. Per questo è necessario far capo alla propria esperienza e costruire il proprio vocabolario visivo, il proprio linguaggio fotografico, altrimenti si rischia di essere un nessuno tra i tanti.
Ogni giorno cerco di scattare immagini interessanti, immagini cariche di senso, capaci di dialogare con chi le guarda. Immagini capaci di suscitare emozioni. Per me, così posso dire «questa l’ho fatta io» e per i miei clienti, così posso dire «questa l’ho fatta per voi».